
Con la bici di un corridore sulle spalle, Daniel Teklehaimanot raggiunge il paddock dell’Eritrea quando mancano appena 10 minuti al via della corsa. A 36anni l’ex maglia a pois del Tour de France 2015 è il padre, fratello maggiore visto che per età potrebbe ancora essere nel gruppo, dei tanti talenti sfornati dalla nazione che fa da avamposto più avanzato e qualificato nell’African Cycling. Teklehaimanot, spendendo anche qualche parola di italiano rimastagli dal periodo trascorso nel bel Paese, racconta innanzitutto il proprio rapporto particolare con il Rwanda. C’era una volta una manifestazione non più allo stato embrionale ma neanche affermata ai livelli attuali. Il 25 novembre del 2010, proprio qui a Kigali, fu Daniel il vincitore del Tour du Rwanda: “Bei ricordi personali e sì mi fa piacere pensare di aver contribuito a sviluppare il ciclismo eritreo già emergente quando io mi affacciai alla pratica agonistica. Di qui a minimizzare quanto di incredibile ha fatto e fa Biniam Girmay ne passa…” – spiega Teklehaimanot, il quale annuisce se gli si ricordano le scene di gioia pura della comunità eritrea in Francia nel 2024, quando proprio Bini vestì la maglia verde. Epocale, miglior viatico per il primo Campionato del Mondo in Africa.
FENOMENO BINIAM E VALORE DELL’ESEMPIO

Persona espansiva, Daniel ancora va in bici con continuità e punta a diventare coach certificato dall’Uci, lui che nella sfera del Centre Mondial du Cyclisme ha vissuto il periodo di crescita alternato da primi stage in Europa, come nello stesso 2010(chez Amore e Vita). “Mi guardo intorno e vedo una generazione ambiziosa di atleti, non a caso passati nel World Tour, dopo aver trovato in compagini professional italiane l’occasione per fare il salto di qualità. Essere stato di ispirazione per loro con il simbolo del primato degli scalatori alla Grande Boucle è qualcosa che mi inorgoglisce”. Ed è proprio così, lo percepisci nello stesso momento in cui saluti i componenti della vastissima colonia di eritrei in Toscana. Quelli di Vinci, Firenze, abituali frequentatori del San Baronto. C’è Henok Mulubrhan, oggi alla Xds Astana e lanciato da Green Project Bardiani Csf, a due metri c’è Natnael Tesfatsion, con tracorsi fondamentali alla Androni (con tanto di doppietta al Tour du Rwanda nel 2020 e 2022. Aggiungiamoci Amanuel Ghebrezeigzabhier(Lidl Trek), che saluta calorosamente lo statunitense Quinn Simmons, ed ancora Kudus Mehrawi della Burgos e naturalmente Biniam Girmay. Ne manca uno ed è il più giovane dei sei: il 23enne Nahom Zeray, scalatore scoperto dal Team Ukyo, vincitore qui nella capitale rwandese a marzo 2025.
FUORI ASMARA ALLENAMENTI DI GRUPPO AFFOLLATI

Daniel Teklehaimanot descrive una scena ciclistica che esprime corridori talentuosi, compreso quell’Aman Awet coinvolto nei programmi del World Cycling Center: “ci conosciamo tutti ad Asmara, un posto ideale dove allenarsi, visto lo scarso traffico. Sono stati fatti sforzi per sviluppare anche l’attività femminile ed è bello trovarsi tutti insieme in allenamento appena fuori dalla capitale, sulla grande autostrada simile alla pista di un aeroporto, dove un allievo o uno junior possono avere il privilegio di trovarsi a fianco i professionisti. Il resto lo fanno una passione senza uguali verso le corse da parte del nostro popolo, la voglia d’emergere, il ruolo che ricopre l’Eritrea nel ciclismo africano. A proposito: guardatevi attorno da domani in tutto il Continente nulla sarà pkiù come prima in fatto di due ruote”.