MONDIALE AFRICANO DI NOME E DI FATTO, 36 PER CENTO DEL TOTALE DI NAZIONI DAL CONTINENTE

Dal punto di vista delle partecipazioni il Campionato del Mondo di Kigali 2025 rappresenta molto per il ciclismo africano, un vero e proprio “turning point”, o punto di svolta che dir si voglia. Lo dicono le liste di partenza pubblicate sul sito dell’Uci e relative a tutte e 13 le prove, elenco che restituisce una serie di dati statistici. Alla rassegna iridata, la prima in questo Continente dall’edizione inaugurale del 1921 ad oggi, sono in lizza nell’intera settimana 769 atleti in campo maschile e femminile, una cifra in aumento rispetto a Wollong(647) e molto vicina al dato registrato in occasione del mondiale di Glasgow. Delle 108 nazioni rappresentate in Rwanda, se ne contano 36 africane, contro le 15 del Campionato del Mondo di ciclismo e paraciclismo svoltosi a Zurigo nel 2024. L’Europa? Il  32.71% arriva dal Vecchio Continente, mentre fette più piccole nella torta delle percentuali riguardano il 17.76% dall’America ed il 14,02 dall’Asia, mentre l’Oceania drena appena l’1,87. Giovedì prossimo, c’è da crederlo, il riscontro numerico così significativo non potrà essere messo ai margini del 194esimo Congresso dell’Uci, al quale prendono parte 194 nazioni. 

LAPPARTIENT: “EVENTO DI PORTATA STORICA”

Il Presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient, ha rivendicato la scelta di portare per la prima volta l’evento iridato in Africa: “Sono dati che mostrano crecente interesse globale nei confronti degli UCI Road World Championships. La partecipazione eccezionale delle nazioni africane, resa possibile dal fatto che l’evento viene ospitato nel loro continente, dimostra il richiamo del ciclismo su strada al di fuori dell’Europa, sia per le Federazioni Nazionale e sia per i corridori africani. Siamo di fronte ad una prima volta mondiale in AFrica dai contorni storici, lo dice la collocazione geografica e lo conferma la vasta portata della manifestazione”. Concetti, quelli di Lappartient, ripresi nel corso dell’inaugurazione anche dagli altri intervenuti. Certe dichiarazioni ufficiali hanno poi ceduto il posto all’orgoglio del Paese ospitante quando al femminile ha preso il via come prima concorrente Xaverine Nirere, emulata al maschile da Shemu Nsengiyuwma, lei 27esima alle spalle della nostra Soraya Paladin ed il 26enne beniamino rwandese al lusinghiero 25° posto, dietro allo statunitense Will Barta(Movistar) e immediatamente davanti all’irlandese Ryan Mullen(Bora Hansgrohe). 

LA DOMENICA SPECIALE DEI RWANDESI IN LIZZA

Nomi che hanno risonanza relativa ma certo diversa da quella di Nsengiyuwma(in posa regale sulla hot seat di leader provvisorio), il quale al pari di Nirere si è giocato pienamente la chance, sospinto dal pubblico di casa ed evidentemente ben preparato dal coach transalpino David Louvet. Shemu non milita nel World Tour ma nella continental Java Inovotech Pro Team. Compagini come questa hanno come massimo riferimento stagionale il Tour du Rwanda, al netto della prospettiva che può auspicabilmente aprirsi da quest’oggi in poi. Il divario competitivo resta comunque rappresentato non solo dalle opportunità di calendario offerte ai concorrenti africani(ci sarà modo per descrivere il ruolo chiave del World Cycling Center ramificato anche in Rwanda)ma anche percepibile a vista d’occhio quando si parla di biciclette, tanto più da cronometro. Vale un immagine: domenica mattina alla BK Arena c’è stato un momento nel quale pedalavano sui rulli pronte a salire sulla rampa di partenza la rwandese Nirere, l’etiope Walango, la keniana Kiplagat, Lopopo per il Botswana. E non era mica una prova di mezzofondo nell’atletica.

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