
Nel Paese delle Mille Colline, passateci la facezia, non poteva vincere…Conca. Il viaggio nei campionati nazionali visti dall’Africa parte dal Rwanda(solito e importante contorno di pubblico per applaudire le imprese tra Elite uomini di Eric Nkundabera e tra le donne di Jazilla Umwamikazi), anche se poi la galassia della Confederation of African Cycling è ben più estesa, non solo per ragioni di distanze geografiche che inducono ad effettuare un quiz di geografia, perché sarà pure un esotismo dire che il titolo algerino è stato assegnato a Tlemcen, cittadina a 800 metri d’altitudine ben più vicina al Marocco che alla Capitale Algeri. Che poi, per la cronaca, la prova Elite Maschile si è trasformata in terreno di conquista per la compagine dominatrice della scena nazionale, vale a dire la Madar Cycling Team, prima con Yacine Hamza, 28enne che ha preceduto i coequipier Mansouri ed Amari. Senza enfatizzare questa affermazione, giova ricordare che nella classifica per nazioni, attraverso la quale vengono assegnati i posti per i mondiali di Kigali, gli algerini sono 34esimi, in posizione tutt’altro che disprezzabile(nel Continente 17° posto dell’Eritrea e 32º il Sudafrica). Di qui alla deadline del 19 agosto ci sarà modo di approfondire il tema qualificazioni, che non toglie il sonno agli eritrei, sicuri di schierare al completo la propria line-up. A fare notizia è stato il successo colto domenica tra gli stradoni della Capitale, Asmara, da parte dell’ennesimo toscana d’adozione(filiera generatasi ai tempi della Quebeka).
NAHOM ZERAY, ERITREO E FIORENTINO EMERGENTE

Parliamo dell’emergente Nahom Zeray, scalatore che in questa stagione si è ben distinto anche sulle strade italiane(20º alla Milano Torino), oltre a primeggiare nella penultima tappa con arrivo in salita al Tour du rwanda. Ed ancora sul Monte Fuji in Giappone, visto che (per ora) il 22enne difende i colori del Team Ukyo di Alberto Volpi. Zeray ha diviso il podio con il cugino di Biniam Girmay(Teshome Hagos, secondo) e Natnael Tesfatsion, terzo. Curiosamente sia il neo campione eritreo su strada e sia Natalino, alfiere Movistar, risiedono a Vinci insieme a Henok Mulubrhan, quarto domenica e secondo a cronometro, alle spalle di Amanuel Ghebreigsabhier. Il quale dove vuoi mai che abbia trovato domicilio se non in terra toscana? La sensazione è che, sospinti dalla caratura agonistica provata e dal fenomeno maglia verde di Girmay, altri corridori di questa nazione così legata al ciclismo – una delle poche eredità coloniali da salvare- se ne andranno progressivamente ad aggiungere. Sul taccuino dei responsabili di squadre professionistiche è già finito anche Aman Awet, nella galassia della compagine del World Cycling Center. E qui torniamo al Rwanda, perché la nuova campionessa nazionale su strada, Jazilla Umwamikazi, appena 20enne grazie allo stage effettuato al centro dell’Uci ad Aigle ha avuto la possibilità di disputare, vincendole, una serie di corse in Francia.

«Adesso ci sono i campionati africani di agosto in Congo Brazaville, dove punterò a far meglio rispetto al 2024, quando solo 19enne fui quarta in Kenya, dietro alla mia compagna Diane Ingabire, aleta olimpionica già approdata alla Canyon Sram zondacrypto generation. Anche Jazilla ha già disputato i Giochi, nella mtb, ed ora sogna una giornata speciale nella corsa iridata di Kigali, dove di salita – il suo pane- non ne manca. Senza dimenticare che nel novero delle cicliste africane si annovera una certa Kimberley Pienaar(le Court), reduce da un duplice, pronosticato d’accordo, successo ai campionati nazionali delle Maritius. Padrona della Liegi e Santa Patrona del movimento sportivo tutto di un luogo di spiagge paradisiache. Dove il ciclismo ha fatto breccia. Ha scelto il mare spagnolo di Girona, vicino a Barcellona, come base per il suo dopo carriera agonistica.
LA TORCIDA DELL’ETIOPIA, I SUCCESSI DEI RAGAZZI DI GRMAY
Eppure viene dalle alture dell’Etiopia. Parliamo di Tgsabu Grmay, la cui lunga militanza nel World Tour (anche lui passato dal centro Uci di Paarl in Sudafrica)è stata la premessa per diventare direttore sportivo del Team Amani: «e non posso lamentarmi. Tra i corridori che seguo c’è stato il titolo a cronometro in Rwanda del giovane Samuel Niyonkuru, mentre in Uganda l’ottimo Charles Kagimu ha colto la doppietta, contro il tempo e su strada». Ma qualcosa dell’Etiopia vorremo ben dire?«Si, mi fa piacere che abbiano brillato i giovani, come Tekle Alemayo, non ancora 19enne e primo dopo una fuga solitaria tra gli Elite su strada – fuori ordinanza, difficile da contenere la folla- davanti a Tesfu Bizay Redae(nel vivaio di quella Jayco dove milita la gloria nazionale Berhe, ndr). E se volete che vi parli di Italia lo faccio con piacere: primo a cronometro è arrivato Negasi Haylu Abreha della Sam Vital Care Dynatek». Alemayo difende i colori gialloverdi del Trans Ethiopia Cycling (calendario di gare ridotto)e vederlo in video, mentre fende due ali di pubblico, rende partecipi, a prescindere dalle indubbie qualità del ragazzo classe 2006. Questo non è e non sarà l’osservatorio più neutrale sul ciclismo africano. Ma, fin da oggi, vanno considerate soprattutto in proiezione futura le prestazioni dei corridori provenienti da quello “scherzetto” di popolosa estensione territoriale