KIGALI 2025, LA GIOSTRA DEI CAMPIONI AL LATO ARRIVI: FERVONO I PREPARATIVI

Dalle più umili, ma necessarie transenne, già strategicamente disposte sul percorso fino agli ultimi dettagli nel curato allestimento della finish line(tendoni già montati e divanetti vip ancora avvolti dal cellophane), di fronte al Kigali Convention Center, nella cittadella degli affari della multiforme Capitale del Rwanda. Chi posa la stuoia sulla rampa di partenza della crono, forse, non sa che quel ragazzo col ciuffo appena passato lì di fronte è un certo Tadej Pogacar. Lo si ritrova a far rulli fuori dall’albergo della nazionale slovena, già scelto dai giovani della Uae Gen Z nel febbraio scorso ed evidentemente ben recensito. Qui, a poca distanza da una delle tante impennate del percorso su strada, c’è anche il tricolore italiano che sventola sul pennone, mentre attorno alle 13,30 di un venerdì d’antevigilia anche ragazze e ragazzi azzurri testano il tracciato della cronometro e sgranchiscono le gambe dopo il viaggio aereo. Splende il sole e le previsioni sembrano tendere al bello per tutta la prossima settimana, a smentire le preoccupazioni per la stagione della pioggia(contrordine: alle 16 un temporale con vento, improvviso e piuttosto forte). 

IL SABATO CON LA FESTOSA SOCIAL RIDE

Sabato, alla grande rotatoria accanto al centro congressi si daranno appuntamento i partecipanti alla Kigali 2025 Social Ride, evento a portata di tutti i pedalatori, festoso ed inclusivo, già da tempo sold-out anche se ci si può aggregare gratuitamente, sempre che si trovi ancora una bici da affittare: “ci spiace, non abbiamo più biciclette” – rispondono gentilmente alla reception del Tugende Hostel, 100 metri appena dal cuore del mondiale. Chiediamo ostinatamente ad un ragazzo dell’officina e con un giro di telefonate ci dice: “Ok, una mtb l’ho trovata e sarà disponibile domani mattina” – spiega il meccanico, coinvolto anche nell’organizzazione Rwanda Epic, evento fuoristrada pieno di scorci scenografici, con 350 km e 5000 metri di dislivello. Ma qui c’è un mondiale che prende forma ed occupa pienamente la scena: sulla linea d’arrivo a controllare che tutto fili liscio è arrivata anche la ministra dello Sport, Nelly Mukazayire, mentre al centro accrediti attiguo allo Stadio Soumahoro responsabili delle nazionali più in voga fanno incetta di pass per le delegazioni. Un rappresentante del Mali appare comprensibilmente galvanizzato e non si fa mancare alcuna photo-opportunity, viene da consigliargli (e perchè mai?)di non prendere l’entusiastica volata così lunga, vista la settimana di incontri illustri che lo attende. 

TADEJ, GLI AZZURRI E L’ATTESA CHE CRESCEL’allenamento di Tadej è finito ed alla spicciolata le cicliste azzurre riguadagnano le camere. In ossequio al look of the (world)games, nei punti salienti come aeroporto, stadio e luogo di partenze ed arrivi non si lesinano tradizionalmente sforzi per un allestimento di sicuro impatto, poi qui in Rwanda il resto (hai detto poco) lo farà, con il fondamentale supporto della mondovisione, un paesaggio rigoglioso in pieno stile equatoriale, ovvero il fondale animato (lecito attendersi una folla oceanica per le gare clou)del primo ed attesissimo campionato del mondo in Africa. Ed allora a compendio di tutto questo – in attesa di essere avvolti dal vortice agonistico- vengono in mente le parole pronunciate da Ted Liggett, icona del giornalismo ciclistico inglese ed al seguito del Tour de France per oltre cinque decenni: “Dalle salite alpine ai Campi Elisi ho visto come la bici può tirare fuori il meglio nelle persone, sono stato testimone del potere delle due ruote come strumento anche di guarigione. Il Rwanda non è solo una tappa come le altre nel calendario. Si tratta di un simbolo di quanto lo sport generi coesione. Quando si sente parlare di questo Paese molti pensano agli eventi del 1994(la tragedia del genocidio, nda), eppure qui si è scelto qualcosa di straordinario come la riconciliazione in luogo della vendetta, la dignità al posto delle divisioni”. Una testimonianza a margine della partecipazione di Ligett alla Ride to Reconnection, otto giorni di viaggio incentrato sul concetto chiave della dimensione comune: “seguendo le corse ho spesso descritto il ciclismo come un inseguimento individuale, ma la verità è che ogni grande gara è un’esperienza condivisa”. Dal sellino passeggeri di un moto-taxi, diretto all’hotel dei ciclisti, Kigali sembra continuare il proprio percorso di quotidianità, ma l’appuntamento con la storia(sportiva e non solo)presto sarà del tutto tangibile.

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