Kigali, la ricognizione dei ciclisti ed il sabato dell’Umuganda: strade chiuse un sabato al mese

Prima che parlino le pedivelle dal punto di vista agonistico, la vigilia del Tour Du Rwanda avviene a strade senza traffico in quel di Kigali. Questa volta non c’entra l’esigenza di percorso chiuso per i corridori, anche se quelli di Israel e Uae Gen Z, partendo dall’hotel panoramico che le alloggia, sono usciti in allenamento sui saliscendi della capitale, approfittando del blocco totale al traffico, con la sola eccezione dei mezzi del seguito della corsa(in ricognizione delle prime tappe a partire dal prologo di domenica 23). Succede che per un sabato al mese il Paese si ferma letteralmente e festeggia il tradizionale Umuganda, ovvero un servizio comunitario su scala nazionale in programma dalle 8 alle 11. Circolazione di ogni mezzo a motore non consentita e negozi chiusi spesso coincidono con azioni collettive di manutenzione e pulizia. Se il connubio con il ciclismo di queste ore è oggettivamente ecologico per definizione, si cala nel quadro di una ambiziosa strategia che ha visto sorgere un distretto cittadino all’insegna della sostenibilità. Per la serie buone pratiche possibili, l’appellativo di città più green dell’Africa Kigali lo ha guadagnato con la garanzia di 30 milioni da parte del Ministero Federale per la Cooperazione economica e lo sviluppo. Si è partiti da un tasso di crescita della densità di popolazione a fronte della difficoltà di reperire aree di espansione, dell’assenza di infrastrutture urbane e di problematiche legate a frequenti inondazioni e smottamenti. Così, il piano “Green City Kigali” include costruzioni a basso impatto ambientale, interventi sul versante infrastrutturale e miglioramento dei trasporti. Su 600 ettari della collina Kinyinya, nel distretto di Gasabo, ecco la prima fase di una strategia basata sulla costruzione di 1700 unità abitative in grado di soddisfare la domanda di 7-8000 persone. Insomma, Kigali (che ha bandito la plastica)mira ad unire dinamismo e sostenibilità tra scelta di materiali a basso impatto e urbanisti all’opera. Vuoi che in futuro manchino le piste ciclabili? Alla fine alla bici si ritorna.

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