“LA BICI CAMBIA LE VITE”: TRA QHUBEKA E TOUR DE FRANCE BINOMIO CONSOLIDATO

Il Sud Africa chiama, il Tour risponde. Anche se nel 2025 Louis Mentjes ed  i suoi connazionali non sono al via di quest’edizione della Grande Boucle, le due ruote esprimono tutto il loro inestimabile carico di simbolismo, intercettando il valore forte della solidarietà e gli importanti aiuti concreti messi in pratica dal programma Qhubeka Charity. A qualche giorno di distanza dall’ufficializzazione dell’intesa che prevede il supporto all’iniziativa benefica da parte di Tour de France e Tour de France Femmes avec Zwift, venerdì 18 c’era anche il lucchese d’adozione Adrien Niyonshuti a fare da speciale “apripista” prima della cronoscalata da  Loudenville a Peyraguedes, 10,9 km che l’ex professionista rwandese ha percorso in sella ad una bici Qhubeka, come quella che Aso ha distribuito in 2500 esemplari in Sudafrica, a partire dal 2018. Nell’anno del primo e storico campionato del mondo di ciclismo nel Continente africano, c’è un motivo in più per sposare il motto “Bicycles change Lives”.

LA SCUOLA DIVENTA PIU’VICINA

Parliamo di cambiamento reale, perché Qhubeka, parola che significa progresso, ha permesso nel corso degli anni di coinvolgere un alto numero di bambini e adolescenti alle prese con il bisogno di migliorare i propri spostamenti quotidiani verso la scuola, abbattendo il tasso di dispersione tra gli studenti ed offrendo ai beneficiari della donazione di una bicicletta vantaggi concreti, estesi anche in altri aspetti della vita di tutti i giorni, fossero essi occasioni di socialità, come trovarsi con gli amici nel tempo libero, o altro, ad esempio la possibilità di recarsi ad effettuare acquisti. “Non va mai perso di vista un dato, gli otto milioni di bambini che ogni giorno in Sudafrica raggiungono a piedi la propria scuola, trovandosi a coprire distanze lunghissime. Il problema dei trasporti costosi e difficili, considerate le distanze, diventa invalicabile ed è qui che la fondazione si è inserita con la distribuzione di mezzi idonei e robusti” – spiega Jeremy Ford, avvocato d’affari inglese che è dedito alla causa dell’african cycling soprattutto con il fattivo e totalizzante impegno nella beneficenza. Per lui, la city londinese poteva attendere, c’era e c’è una missione di volontariato affrontare, anche seguendo (a bordo dell’ammiraglia gialla con scritta nera Qhubeka) Niyonshuti nella sua arrampicata a Peyragudes.

LA SCALATA A PEDALI DI ADRIEN E L’INTESA CON ASO

L’ex portabandiera del Rwanda ai Giochi di Londra -partecipazione simbolo di rinascita dopo il genocidio che provocò nel Paese delle Mille Colline un milione di morti- ha raggiunto il traguardo della cronoscalata pedalando su una bicicletta – realizzata in loco, creando così posti di lavoro- che è concepita con caratteristiche di resistenza commisurate al tipo di percorsi sudafricani, facile per utilizzo(una sola marcia), dotata di un portapacchi sul quale caricare pesi fino a 100 kg, in grado di ridurre gli interventi di manutenzione. La sgambata transalpina dell’ex ciclista arrivato a Lucca quando era in gruppo con la Qhubeka, oggi coach del Benin, ha avuto come premessa le parole di Yann Le Moënner, CEO di Amaury Sport Organisation (“ASO”), che aveva spiegato: “la nostra reponsabilità va oltre l’evento sportivo ed abbiamo il dovere di promuovere il ciclismo nel mondo, ampliando la consapevolezza di quanto l’impatto di una semplice bici possa essere fondamentale in paesi svantaggiati”. Aso ha distribuito dal 2018 ben 2500 biciclette a ragazzi in età scolare, iniziativa calata nel più vasto programma “Scuola Solidale – Una bici per ognuno”, campagna che mira alla diffusione dell’attività ciclistica tra 100 mila allievi di tutta la Francia. Per il resto, o prima di tutto, vale una visita(con appello a donare): www.qhubeka.org

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